Perché prendere(bene)le medicine protegge il cuore?

Solo 1 paziente su 2 assume le terapie seguendo le indicazioni del dottore (dosi, tempi, frequenza). In 6 episodi consigli (e gag) di «impazienti» cronici che hanno imparato a farlo, vivendo meglio con la propria patologia
Medicine necessarie per lo scompenso cardiaco o dopo un infarto, per tenere sotto controllo colesterolo, pressione alta e/o diabete: vanno prese seguendo le prescrizioni del dottore, senza modifiche o interruzioni. Sembra scontato ma fra i pazienti con malattie croniche solo la metà riesce a seguire correttamente le cure. Succede anche per le malattie cardiovascolari a causa delle quali, ogni anno, quasi 18 milioni di persone al mondo perdono la vita, secondo i dati della World Heart Federation. E continuano ad essere anche nel nostro Paese la prima causa di ricoveri in ospedale e di mortalità, che però si è ridotta del 50% per la cardiopatia ischemica negli ultimi vent’anni, grazie a interventi di prevenzione, quali stili di vita sani e terapie. Quest’ultime, però, vanno assunte nel modo e nei tempi giusti come indicato dai medici. Per diffondere il messaggio che seguire correttamente le terapie fa bene al cuore è nata una web serie dal titolo «Impazienti cronici, pillole di vita quotidiana», online dal 28 settembre sul sito www.alcuoredelladerenza.it e su www.corriere.it.

Puntate ironiche e leggere
Nei sei episodi della web serie, realizzata dal Gruppo Servier in Italia con l’obiettivo di sensibilizzare sull’importanza dell’aderenza alle cure, si racconta la quotidianità di sei coppie di “impazienti” cronici che, dopo le prime difficoltà, hanno imparato l’importanza di seguire correttamente le prescrizioni del medico e, attraverso una serie di gag, dispensano consigli per vivere meglio con la propria patologia. «L’obiettivo della web serie, dallo stile ironico e leggero, – spiega Marie-Georges Besse, direttore medico del Gruppo Servier in Italia – è sensibilizzare un pubblico sempre più vasto sull’aderenza terapeutica, nel solco del progetto “Al cuore dell’aderenza”, promosso da anni in Italia per creare cultura sulle patologie cardiovascolari, diffondendo informazioni autorevoli e fornendo consigli pratici su dieta, attività fisica quotidiana, stili di vita corretti per convivere con una terapia cronica e migliorare la qualità di vita».

Il problema
Secondo uno studio realizzato in cinque Paesi europei, se l’aderenza alle terapie antipertensive salisse al 70%, si potrebbero evitare oltre 82 mila infarti ed ictus, con un risparmio di 330 milioni di euro. Spiega Massimo Volpe, direttore della Cattedra di cardiologia all’Università La Sapienza di Roma: «Rispettare le raccomandazioni del medico su dosi del farmaco da assumere, tempi e frequenza, per l’intera durata della terapia, è fondamentale per il successo del trattamento, soprattutto nelle condizioni croniche e in particolare nelle malattie cardiovascolari». Aggiunge Giovambattista Desideri, direttore della Scuola di specializzazione in geriatria dell’Università dell’Aquila: «Il non adeguato controllo dei valori di glicemia, colesterolo, pressione arteriosa determina un’inadeguata protezione cardiovascolare, quindi un fattore di rischio occulto per la salute del cuore». Cosa fare? «L’aderenza alle terapie – sottolinea Volpe – risulta più elevata se la persona è bene informata sulla propria condizione quindi sul perché deve assumere uno o più farmaci, ha un dialogo col medico curante di cui si fida, crede nell’efficacia del trattamento prescritto perché, per esempio, ne rileva dei benefici».

L’alleanza
La necessità dell’«alleanza» tra medico e paziente viene ribadita dal presidente della Società italiana di medicina generale e delle cure primarie (Simg), Claudio Cricelli, che consiglia: «Quando un medico prescrive un farmaco deve accertarsi che il paziente comprenda e segua esattamente le indicazioni. Servono comunicazioni chiare, informazioni precise e spiegazione puntuale da un lato dei rischi che si corrono se non si aderisce alla terapia, dall’altro dei benefici che si avranno se si segue perfettamente la prescrizione». È necessario, quindi, anche responsabilizzare le persone malate. Aggiunge Desideri: «Il paziente deve essere pienamente consapevole dell’importanza di seguire con scrupolo il progetto terapeutico concordato con il proprio medico: il trattamento deve essere (ovviamente) efficace, ma anche ben tollerato e semplice da seguire, ci sono pazienti soprattutto anziani, che devono seguire complessi schemi terapeutici, anche per la frequente coesistenza di diversi problemi clinici. Per esempio, – prosegue l’esperto – nell’ambito della prevenzione cardiovascolare la terapia di combinazione con 2 o 3 farmaci antipertensivi, opportunamente raccomandata dalle linee guida, rappresenta un eccellente esempio di terapia che coniuga al massimo i requisiti di efficacia, tollerabilità e semplicità che ogni trattamento dovrebbe avere».

Costi
Non seguire correttamente le terapie comporta anche costi economici a carico del Servizio sanitario nazionale. Riferisce Federico Spandonaro, presidente Crea Sanità (Centro per la ricerca economica applicata in sanità): «Se è vero che una maggiore aderenza alle terapie implica un incremento dei costi in termini farmaceutici, quest’aumento è più che compensato dai benefici legati soprattutto al minor numero delle ospedalizzazioni con un notevole risparmio a livello generale per il Servizio sanitario nazionale. Secondo uno studio sulle tre patologie croniche maggiormente diffuse, diabete, ipertensione e ipercolesterolemia, la riduzione dei costi totali, in seguito a un’assunzione corretta delle terapie, risulta del 46% nei pazienti con glicemia, del 25% in quelli con pressione alta, del 38% nei pazienti affetti da elevati livelli di colesterolo» conclude Spandonaro.

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